domenica 18 marzo 2012

Legambiente - Comunicato stampa TAV


Comunicato stampa

Tav. Oltre la Val Susa, le priorità

Scienziati e associazioni firmano l’appello di Legambiente

Cogliati Dezza: “Riaperta la partita, il Governo ascolti le voci di società civile
e mondo scientifico”

La ripresa del confronto sull’alta velocità in Val Susa annunciata ieri, è un grande passo avanti. Dopo le tensioni dei giorni scorsi, Legambiente si fa quindi promotrice di un appello che da voce al mondo scientifico e dell’associazionismo, affinché insieme si possa realmente contribuire a far riaprire la partita.
Pubblicato sul sito dell’associazione (www.legambiente.it) dove è anche possibile aderire, l’appello già firmato da autorevoli scienziati e rappresentati delle associazioni ambientaliste, chiede l’apertura di un tavolo di confronto reale per superare i conflitti e gli scontri insensati.

“In un periodo di crisi economica scegliere di intervenire sulle opere realmente prioritarie è quanto mai fondamentale – si legge nell’appello -. E il progetto della linea alta velocità/capacità Torino-Lione è stata pensata più di 20 anni fa. In questi anni è cambiato il mondo, sono entrati in campo nuovi giganti economici, che, ridando un nuovo ruolo al Mediterraneo, hanno spostato l’asse principale dei traffici di merci da sud a nord, riducendo di molto quelli da ovest ad est. Mentre per il trasporto passeggeri è diventato, sulle medie distanze, sempre più competitivo il trasporto aereo.
Tutto ciò non ha nulla a che vedere con una contrapposizione ideologica o di principio. Non siamo contro la modernizzazione del paese. Siamo per investire nelle opere e nelle infrastrutture che davvero servono.
Occorre individuare le priorità e la Torino-Lione non è una priorità, né per le merci, né per i passeggeri. Investendo in un’opera inutile, come vogliono le lobby del cemento, si sottraggono preziose risorse ad altri settori ancora più strategici per il Paese: la sicurezza sismica ed idrogeologica, il trasporto pendolare e urbano, la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare e gli investimenti sulle energie rinnovabili, il sostegno al lavoro giovanile e alla diminuzione del carico fiscale, la ricerca e l’innovazione tecnologica, la piccola e media impresa e la cultura.
Il costo totale del tunnel transfrontaliero di base e delle tratte nazionali, che non vengono nominate nell’attuale dibattito, è previsto intorno ai 20 miliardi di euro (e una prevedibile lievitazione fino a 30 miliardi e forse anche di più, per l’inevitabile adeguamento dei prezzi già avvenuto negli altri tratti di Alta Velocità realizzati), costo che penalizzerebbe l’economia italiana con un contributo al debito pubblico dello stesso ordine della manovra economica che il Governo Monti ha messo in atto per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria che il Paese attraversa.
Occorre una sede scientifica, priva di preclusioni ideologiche (da una parte e dall’altra) che valuti l’opera nelle mutate condizioni economiche e geopolitiche e dentro una scala di priorità nell’interesse del Paese. Siamo disponibili a contribuire ad una vera Analisi Costi Benefici dell'opera, in tutte le sue parti, che sviluppi un confronto comparativo tra le varie ipotesi e ne approfondisca le ricadute economiche e sociali, nonché quelle ambientali in termini di riduzione delle emissioni climalteranti e dell'inquinamento locale.

Per tutto ciò chiediamo che il Governo ascolti le autorevoli voci del mondo scientifico che esprimono una visione diversa sulle priorità e sulla strategicità dell’opera, andando al di là del lavoro dell’Osservatorio Virano, perché oggi si apre una questione diversa che non era nelle competenze di quell’organismo”.

“La contrapposizione e il conflitto possono essere superati solo da una politica intelligente, lungimirante e coraggiosa. – conclude l’appello -. Per questo rivolgiamo un invito pressante alla politica e alle autorità di governo ad avere responsabilità e coraggio. Si applichi a questa grande opera lo stesso coraggio e prudenza dimostrati con il Ponte sullo Stretto, un progetto inutile e a rischio finanziario, esattamente come questo.
Oggi è possibile uscire con dignità da un progetto inutile, costoso e non privo di importanti conseguenze ambientali, anche per evitare di iniziare a realizzare un’opera che potrebbe essere completata solo assorbendo ingenti risorse da altri settori prioritari per la vita del Paese”.

Primi firmatari:
Angelo Tartaglia (Politecnico Torino), Marco Vitale (Università degli Studi di Parma), Luca Mercalli (climatologo), Salvatore Settis (archeologo e storico dell’arte), Alfredo Drufuca (ingegnere Pianificazione trasporti), Eliot Laniado (Politecnico Milano), Helmuth Moroder (city manager di Bolzano), Luca Giunti (tecnico naturalista), Dario Ballotta (Osservatorio nazionale liberalizzazione nei trasporti), Marcello Buiatti (Università Firenze – associazione Ambiente e Lavoro), Gianni Mattioli (Università La Sapienza, Roma), Ezio Manzini (Politecnico Milano), Giuliano Cannata (Università di Siena), Roberto Giangreco (biologo marino), Antonio Lumicisi (esperto statistica ), Longino Contoli (biologo CNR), Roberto Rizzo (giornalista scientifico), Giulio Conte (Istituto Ambiente Italia), Andrea Ferrante (Firab), Duccio Bianchi (istituto Ambiente Italia), Mario Zambrini (Università di Ferrara), Stefano Donati (geologo), Alessandra Conversi (ISMAR – CNR), Massimo Scalia (Università di Roma, La Sapienza), Tito Viola (Biblioteca di Ortona, Chieti)
Vittorio Cogliati Dezza (Legambiente), Paolo Beni (Arci), Dominik Siegrist (Cipra Internazionale), Mauro Furlani (Pro Natura), Roberto Burdese (Slow Food Italia), Stefano Leoni ( Wwf), Gianluca Felicetti (LAV), Antonio Longo (Movimento Difesa del Cittadino), Licio Palazzini (Arci Servizio Civile), Pasquale D’Andrea (Presidente Nazionale Arciragazzi), Giulio Marcon (Sbilanciamoci), Francesco Pastorelli (CIPRA Italia), Marcello Cozzi, Gabriella Stramaccioni, Don Tonio Dell'Olio (ufficio di presidenza di Libera)

L’Ufficio stampa: 0686268376 – 79 – 99 -53

venerdì 2 marzo 2012

Luca sta meglio

La più bella notizia è questa.
Luca sta meglio e ciò mi solleva.
Forse un minimo di giustizia ancora esiste.
Sicuramente non una giustizia umana...

Informatevi sulla TAV!!!





AMBIENTE VALSUSA
Centro Sociale Askatasuna
Informazione Antagonista
La Valle che resiste
NOTAV SpintadalBass
NOTAV Torino
NOTAV ValSangone
NOTAV.eu
Patto Nazionale di Mutuo Soccorso
Servizio Pubblico

NOTA: il discorso odierno di Monti sulla TAV mi ha fatto venire il vomito.

sabato 21 gennaio 2012

Inquinamento Aria - il 2012 comincia male

Per la seconda città della privincia di Novara l'anno comincia male.
I valori che la centralina di monitoraggio della qualità dell'aria ci restituisce non sono buoni.
Per fortuna in questo periodo la centralina non ha subito "blackout" ed ha continuato a fornirci i dati.
Nei primi venti giorni di gennaio i valori di PM10 sono già stati sforati ben quattro volte (oltre i 50 microgrammi al metro cubo).
Nella figura qui a fianco potete vederli in dettaglio.
Ricordiamo che secondo la legislazione vigente non vanno superati per più di 7 volte nell'arco dell'anno.
Cosa farà l'amministrazione comunale nel caso in cui andassimo oltre il numero di superamenti ammesso?
Eppure i corsi sono chiusi al traffico ed il sindaco va in bicicletta.
Mah, misteri che non riusciremo mai a chiarire...

mercoledì 11 gennaio 2012

Inquinamento dell'aria e salute. Interessano ai nostri amministratori pubblici?

Abbiamo deciso di scrivere al nostro sindaco dott.sa Anna Tinivella a seguito di alcuni articoli sul tema dell'inquinamento atmosferico e di alcune sue dichiarazioni.
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Lettera aperta al nostro Sindaco sull'inquinamento dell'aria a Borgomanero

Gentile Sig. Sindaco, leggiamo sul quotidiano La Stampa del 10 gennaio c.a. alcuni articoli relativi all'annosa questione dell'inquinamento atmosferico delle nostre zone.
Innanzitutto ci sembra necessario rilevare l'interessante approccio del Presidente della Provincia il quale dichiara “Noi non abbiamo competenza a decidere se non in caso di inadempienze da parte dei Comuni...”. E' quindi indispensabile ricordare al Presidente che gli strumenti per rilevare le inadempienze che da molti anni ci sono, esistono, ma vanno utilizzati.
Per esempio il Comune di Borgomanero, che secondo Lei non ha “problemi connessi con l'inquinamento da traffico”, ha sforato i limiti molte volte in questi anni, ma dalla Provincia non c'è mai stato segno di vita.
Insomma la Provincia dice cose che non fa e il Comune di Borgomanero dice cose che non sa.
Altro dato interessante del Suo intervento è che “A breve ripartiranno i lavori in centro e le piazze e le via principali saranno completamente chiuse alla circolazione, con buona pace degli ambientalisti”.
Ecco, l'importante è la nostra tranquillità, non la salute. Gliene siamo grati, peccato che esistano leggi in merito che andrebbero conosciute e rispettate.
Ci chiediamo infatti se Lei o la Sua Giunta:
  • siete a conoscenza dell'esistenza di una procedura di infrazione dell'Unione Europea contro l'Italia per essere venuta meno, in maniera sistematica e persistente, agli obblighi imposti dalla direttiva sulla qualità dell'aria. Se i Comuni avessero preso a cuore il problema e si fossero comportati di conseguenza saremmo in questa situazione?
  • siete al corrente del recente studio di un team di ricercatori italiani che dimostra il legame tra smog e l'insorgere di congiuntiviti nei bambini?
  • siete informati del legame, recentemente evidenziato nell'indagine epidemiologica sugli abitanti di Cerano, tra l'esposizione costante al benzene e l'aumento del rischio di incremento di leucemie e tumori ai polmoni? Sa quali sono i livelli di benzene a Borgomanero?
  • conoscete la dura presa di posizione del Difensore Civico del Piemonte nei confronti delle Amministrazioni Pubbliche inadempienti rispetto al problema dell'inquinamento atmosferico?
  • Vi siete informati sul perchè la centralina presente sul tetto dell'ospedale, dove Lei lavora ogni giorno, ha così tanti dati mancanti? Chi dovrebbe effettuare la manutenzione? Chi vigila sulla centralina, che è un presidio a difesa della salute dei cittadini che un Sindaco ha il dovere istituzionale di difendere? Sembra che in Comune come in Provincia nessuno verifichi i dati di inquinamento atmosferico!

Vede sig. Sindaco, dai dati raccolti ed elaborati nella tabella riportata qui sopra, quando ha chiuso il centro parzialmente al traffico il numero di sforamenti è sceso. Un fatto curioso e casuale o altro?
Di converso nel 2011, nonostante 93 giorni senza informazioni dalla centralina, abbiamo lo stesso oltrepassato il numero di sforamenti limite.
Pensi se oltre a chiudere il centro al traffico Lei avesse:
  • esteso ed integrato le piste ciclabili;
  • aumentato l'uso del bike sharing;
  • portato a termine il progetto Piedibus che è rimasto al palo ormai da troppo tempo;
  • mantenuto e sviluppato le aree verdi del territorio comunale invece di disseminarlo di centri commerciali, parcheggi e case nuove che rimangono vuote.
Questi sono solo i più semplici e banali interventi che una amministrazione comunale può realizzare. Ed immagini se tutti i Comuni della provincia di Novara facessero la stessa cosa, sicuramente il Presidente potrebbe smettere di perseguitarvi e la nostra salute sarebbe meno a rischio.
La “buona pace degli ambientalisti” sarà tale solo quando avremo delle risposte positive a questi interrogativi e quando vedremo un reale impegno e iniziative concrete sul tema.
Arriva il momento in cui i problemi vanno affrontati e per farlo occorre essere preparati.
Qui a Borgomanero possiamo stare tranquilli?
La ringrazio per l'attenzione e le auguro buon lavoro.
Cordiali saluti.

domenica 18 dicembre 2011

FUKUSHIMA disastro senza fine?


Una notizia che non si è vista quasi da nessuna parte è quella sulla disastrosa situazione del reattore 4 di Fukushima.
Vi invito quindi ad informarvi seguendo questi link:
GreenReport
Greenme
RaiNews24
Greenpeace

Ma perchè non se ne parla?



Immagine tratta da: http://blogeko.iljournal.it/2011/anche-i-reattori-5-e-6-sono-in-crisi-prima-visita-dei-giornalisti-a-fukushima-foto/64993

mercoledì 30 novembre 2011

NOTAV TOUR

Ospiti del Circolo Menhir di Legambiente gli amici Valsusini NOTAV.

VENERDI' 02 DICEMBRE
dalle 09,00 alle 14,00
Piazza Martiri
Borgomanero

Non perdete l'occasione di incontrarli per capire i motivi della loro lotta. Chiedere informazioni e materiale, comprendere perchè stanno facendo un favore a tutti!

giovedì 24 novembre 2011

Lago D'Orta o Pozza D'Orta

Continuano le minacce al Lago D'Orta un luogo magico che in qualsiasi paese sarebbe protetto e tutelato. Qui purtroppo vengono proposti progetti assurdi e dannosi.
Se vorrete leggere e guardare capirete di cosa parlo.


COMUNICATO STAMPA CAMPO GARE SCI NAUTICO A GOZZANO TUTTE LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE CONTRARIE, SERVONO IDEE DI RESPIRO INTERNAZIONALE

Il progetto di campo boe permanente per svolgere attività agonistica di sci nautico
sul Lago d’Orta è stato bocciato senza appello da tutte le maggiori Associazioni ambientaliste regionali.

Vista l’importanza ambientale e paesaggistica del bacino lacustre FAI, Italia
Nostra
, Legambiente, LIPU, Pro Natura e WWF si sono riunite come
coordinamento regionale e hanno composto un documento di posizionamento contro l’iniziativa, inviato principalmente al Sindaco di Gozzano e agli altri amministratori cusiani, a Provincia, Regione e, Soprintendenza compresa, a tutti quegli Enti che nel recente passato sono già stati allertati sul problema.

Le Associazioni hanno svolto un primo lavoro di analisi dal quale sono emerse come confermate tutte le preoccupazioni, che i residenti hanno già manifestato con contrarietà anche attraverso una conosciuta petizione pubblica che ha già raccolto quasi 800 firme.

Sono state evidenziati problemi di opportunità nel voler regolarizzare un campo boe permanente, dove emerge chiaramente come non sia la pratica dello sci nautico il centro dell’interesse che, altrimenti e in maniera coordinata, potrebbe essere meglio condotta presso strutture artificiali già esistenti, non lontane e create appositamente, come il Parco Nautico di Recetto.
Il documento richiama chiaramente i problemi ambientali che gli sport motoristici provocano in natura e gli sport acquatici non sono da meno: il Lago d’Orta da decenni viene premiato dal turismo europeo e internazionale per le sue caratteristiche sceniche, di bellezza e di pace verso le quali il consolidamento o l’aumento delle imbarcazioni a motore è in chiara controtendenza.
Sulle acque interne molti stanno andando nella direzione della diminuzione dei motori a gas o a miscela a favore delle propulsioni elettriche o solari: quella è la strada da scegliere, da incentivare a partire dalle imbarcazioni in servizio pubblico.
Nei vari punti trattati nell’esteso documento ampio spazio hanno trovato le problematiche ambientali, sia per la protezione dell’habitat di canneto, che delle specie. Nel Lago d’Orta è presente una rarissima felce acquatica, un’altrettanto rara libellula protetta a livello comunitario e, proprio nel canneto prospiciente il futuro campo gare, è segnalata anche la natrice tassellata, una biscia innocua che è elencata nell’All. IV della Direttiva europea “Habitat”, i cui ambienti di vita devono godere di una “rigorosa tutela” da parte di tutti gli Stati europei.
Le Associazioni hanno anche criticato la mancanza di informazioni scientifiche a sostegno delle
distanze di sicurezza dalle rive che sarebbero state indicate in atti progettuali.
Il documento degli ambientalisti si è chiuso con numerosi suggerimenti e richieste alle Amministrazioni territoriali competenti, sulle quali spicca quella di “promuovere un Piano di Gestione del Lago d’Orta e delle sue coste, nel quale analizzare sotto i tanti aspetti la complessa realtà territoriale, portarvi in luce le pressioni attualmente in corso, definire degli obiettivi di mantenimento e di miglioramento dei comparti antropici e naturali nel seno dell’osservazione dell’impronta ecologica e dell’impronta idrica, nazionale e comunitaria, sulla quale è ormai disponibile una vasta bibliografia”.
Il Lago d’Orta è un piccolo lago, va gestito con una visione unitaria di area vasta “promuovendo
processi partecipati con la popolazione per il coinvolgimento nelle decisioni di gestione di beni comuni”.
Con gli ambientalisti sono schierati concordemente anche le Associazioni sportive locali, i residenti
nella frazione di Buccione, i comproprietari di villa Jucker e l’Associazione Ernesto Ragazzoni, comitato per la difesa del territorio del Lago d’Orta, che richiedono a tutti i sindaci dell’area del Cusio di “rinunciare al progetto ‘campo boe’ e di attivarsi verso una gestione sostenibile del lago e del suo territorio, nell’interesse dei residenti e realizzando un’attiva conservazione dell’ambiente attraverso un turismo rispettoso della natura”.
Per illustrare nei dettagli la propria posizione e la propria idea di gestione del Lago d’Orta, le
Associazioni convocano una conferenza stampa per martedì 22 novembre, alle ore 11, ad Orta San Giulio (NO), in Via Caire Albertoletti, 15 (salita della Motta), presso la sede dell'Associazione Ernesto Ragazzoni.

Torino, 18.11.2011

FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Pro Natura, WWF
Circolo Velico Tramontana, Comproprietari villa Jucker, Associazione Ernesto Ragazzoni

sabato 5 novembre 2011

Lo smog soffoca il Piemonte


Torino, 3 novembre 2011 Comunicato stampa

Lo smog soffoca la nostra Regione: nel 2011 più sforamenti di PM10

Legambiente: “Si passi dalle parole ai fatti!

Dalla politica servono interventi tempestivi e coraggiosi”


Mai così male negli ultimi anni
: i dati riferiti agli sforamenti delle polveri sottili (PM10) a Torino segnano un'inversione di rotta rispetto al lieve miglioramento degli ultimi anni. Ogni anno la città registra livelli di PM10 da capogiro, sempre ben oltre i limiti fissati dalla legge, quest'anno poi la situazione è ancora più grave: la centralina Grassi registra dal 1 gennaio al 25 ottobre (ultimo dato pubblicato) ben 108 giorni di superamento del limite rispetto agli 87 giorni registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Anche la centralina della Consolata registra al 19 ottobre (ultimo dato registrato) 78 sforamenti rispetto ai 69 dello stesso periodo del 2010.

“A fronte di questa vera e propria emergenza non è possibile continuare a fare opposizione contro le domeniche a piedi senza passare però a proposte davvero coraggiose e tempestive. La politica deve passare dalle parole ai fatti – dichiara Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta - Nessuna buona azione è risolutiva se non inserita in un piano complessivo di miglioramento della mobilità urbana che privilegi i pedoni, le bici, i bus e i tram e che disincentivi l'uso del mezzo privato in città. A godere di effetti benefici non sarà solo l'aria che respiriamo ma la qualità della vita nel suo insieme. La città che desideriamo è una città più sicura e più sana, con meno smog, meno traffico, meno rumore e meno incidenti, a chiederlo non sono solo i cittadini ma le direttive europee che sanzioneranno il nostro Paese se non saremo in grado di risolvere l'emergenza smog”.

Legambiente ricorda inoltre che l'emergenza smog è sanitaria ancor prima che ambientale: malattie cardiovascolari, polmonari, ricoveri e decessi aumentano in modo esponenziale in presenza di alte concentrazioni di inquinanti. Già i risultati dello studio condotto dall'OMS insieme all'allora APAT (oggi Ispra), pubblicati nel giugno 2006, avevano colpito nel dichiarare che in 13 città italiane tra cui Torino, negli anni 2002-2004 si sarebbero potuti evitare circa 2300 decessi se si fosse rispettato il limite annuale di 40 mg/m3 previsto per legge di concentrazione media di PM10. Portando la concentrazione di polveri sottili a livelli ancora più bassi, al di sotto dei 20 mg/m3, le morti evitate salirebbero addirittura a 8220. Ancora più attuale lo studio “EpiAir” promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) che ha messo in relazione la presenza di questi inuinanti in atmosfera con gli effetti negativi a breve termine sulla salute. Si è calcolato che all'aumento in atmosfera di 10 mg/m3 di PM10 in atmosfera, corrisponda un aumento rischio di mortalità per cause naturali pari allo 0,69%. Ovvero, ipotizzando una mortalità di 1000 casi, per ogni 10 mg/m3 di PM10 nell'aria si avrebbero 7 morti in più.

A fronte di questi dati ci si aspetta un urgente e serio piano antismog, coordinato a livello regionale, che non punti al non-peggioramento della situazione ma che miri più in alto, cioè alla risoluzione.

Per venire incontro ad una politica non particolarmente fantasiosa, Legambiente propone 3 azioni che si potrebbero mettere in campo subito a Torino:

  • gli aumenti previsti per i biglietti del bus e per la sosta automobilistica non devono essere percentualmente della stessa entità ma devono privilegiare la mobilità sostenibile: no alla politica dei rincari generici.

  • Ticket per i bus turistici, così come sperimentato con successo per l'Ostensione della Sindone. Questa sorta di “road pricing” di categoria può diventare una misura strutturale e i fondi raccolti devono essere destinati alla mobilità sostenibile.

  • Riduzione dei limiti di velocità delle auto in tangenziale durante i periodi critici con alti livelli di PM10 nell'aria, così come accade già in altri Paesi europei.

A fronte di una situazione così allarmante viene difficile pensare di eliminare quel poco che le istituzioni hanno saputo metter in campo fino ad ora: abbandonare le domeniche a piedi vuol dire trascurare il carattere formativo di sensibilizzazione intrinseco di queste iniziative. Di pari passo all'impegno politico, è necessario un piccolo sforzo da parte di tutti per cambiare stili di vita poco virtuosi: la maggior parte degli spostamenti in città sono effettuati su tragitti brevi, comodamente fattibili in bus, in bici o addirittura a piedi, a favore non solo dell'aria che respiriamo, ma anche della vivibilità delle nostre città.

Ufficio stampa: 011.2215851 – 392.9935376

mercoledì 30 marzo 2011

La scala INES

La scala INES o scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici è stata sviluppata dall'agenzia internazionale per l'energia atomica, per classificare incidenti nucleari e radiologici e renderne immediatamente percepibile al pubblico la gravità. Si applica ad eventi associati al trasporto, deposito ed impiego di materiale o sorgenti radioattive.
Comprende 7 livelli (più un livello 0 al di sotto della scala) ed è divisa in due parti: gli incidenti (dal 7º al 4º livello) e i guasti (dal 3º al 1º). Il livello 0 è catalogato come una deviazione.
È una scala logaritmica ed il passaggio da un livello all'altro significa pertanto un aumento di danni di circa dieci volte.
La parte superiore della scala INES riguarda gli incidenti, ossia tutti gli eventi che producono danni significativi alle persone, all'ambiente o alle cose.
Purtroppo il nucleare ci ha già regalato esempi di incidenti a tutti i livelli della scala. Chernobyl livello 7, Three Miles Island livello 5, oggi purtroppo Fukushima è a livello 6, purtroppo non è ancora finita e le informazioni che arrivano non si sa neppure se sono vere.
A livello 6 c'è un altro incidente che si è verificato nel sito militare russo di Majak, anche se il fatto è noto come "incidente di Kyshtym". Il 29 settembre 1957, un guasto al sistema di raffreddamento ad acqua di uno dei tank (300 m³) di riprocessamento contenente 70-80 tonn. di scorie nucleari in fase liquida, provocò una paurosa l'esplosione chimica (ovvero di tipo ordinario, non nucleare) del tank stesso. In seguito all'esplosione furono riversati nell'atmosfera radionuclidi (tra cui i più famosi stronzio-90 e cesio-137).
Un'area di 23 000 km² risultò contaminata e le 273 000 persone di quest'area furono esposte a una dose collettiva di 2500 sievert-uomo, cioè una media di 10 millisievert a persona. La popolazione dell'area più contaminata (10.000 persone), fu evacuata e trasferita altrove.
Quindi non è necessaria una centrale nucleare per un disastro atomico, forse bastano i depositi che abbiamo in Piemonte (Saluggia e Bosco Marengo).
Avrete notato che di questo incidente non si parla mai, forse perchè è legato al materiale radioattivo usato dai militari.
E da noi nelle basi militari dove ci sono le testate nucleari cosa succede?
Come vengono gestiti i materiali radioattivi?
Speriamo non come a Quirra in Sardegna dove si abbandonavano casse di materiale all'uranio impoverito in mezzo alla campagna.

giovedì 17 marzo 2011

Un simbolo per votare

Ricordate le bandiere della pace esposte alle finestre ed ai balconi delle case dei cittadini italiani all'epoca della guerra nella ex-Jugoslavia?
Nella tragedia, fu un momento fantastico, nel quale la gente comune espresse il suo pensiero e la sua indicazione morale con un semplice gesto, esporre un simbolo.
Oggi siamo in un momento in cui convergono nello stesso tempo, preoccupazione per la crisi economica e per la pochezza di gran parte della classe politica, ansia per le conseguenze delle rivolte nord africane e per il disastro in Giappone, timore di fronte al rischio di essere coinvolti nell'orrore nucleare. Esperienza purtroppo già vissuta. E su quest'ultimo tema siamo anche chiamati ad esprimerci nel referendum, insieme agli altri quesiti su acqua pubblica e legittimo impedimento. Ma stiamo anche festeggiando i nostri 150 anni di unità d'Italia e anche in questo caso un simbolo che tutti riconosciamo, ci unisce, la nostra bandiera.
Ed è da queste considerazioni che nasce la mia proposta.
Utilizziamo questo nostro grande simbolo per testimoniare la volontà di esprimerci per il nostro paese. Per esempio andando a votare ai referendum. Quale migliore modo per far sentire la nostra voce di cittadini italiani? Quindi, io espongo la bandiera italiana per dire che mi sta a cuore l'unità del mio Paese ed anche perchè andrò a votare al referendum.
Così come accadde per le bandiere della pace che ispirarono e contagiarono idealmente tante persone, trasformiamo la bandiera italiana nel simbolo della voce dei buoni cittadini.

mercoledì 16 marzo 2011

L'Italia unita compie 150 anni!!!

Vorrei fare i miei più sentiti auguri a tutti gli italiani, soprattutto in questo momento critico per molti motivi. Questo anniversario che ritengo molto importante può servire a farci capire che possiamo essere grandi e migliorare il nostro Paese se tutti insieme, nel nostro piccolo, facciamo la nostra parte. Smettiamola di seguire i peggiori esempi che abbiamo di fronte e che troppo spesso vengono dall'alto. Noi siamo migliori e quindi non comportiamoci così, cominciamo ad usare la nostra testa e non facciamoci più prendere in giro da chi gestisce troppo potere. Auguri anche a chi è contro l'Italia, come la Lega affinchè non dimentichino che possono permettersi di essere anti-italiani grazie alla tolleranza degli italiani.

domenica 13 marzo 2011

Votate SI contro il nucleare

Comitato per il Sì al referendum nucleare:"La sicurezza delle centrali è solo una favola"

Presentata oggi a Roma la campagna referendaria "Quello che sta accadendo in Giappone è la conferma drammatica, cui nessuno di noi avrebbe voluto assistere, del fatto che il nucleare a prova di incidenti non esiste, che la sicurezza delle centrali atomiche è una favola alla quale gli italiani non crederanno". Il Comitato 'Vota sì per fermare il nucleare', le oltre 50 associazioni che oggi, a Roma, hanno presentato la campagna referendaria per portare al voto almeno 25 milioni di cittadini e far prevalere il sì, denuncia la "follia" di un ritorno dell'Italia, che conosce bene il dramma dei terremoti, all'energia atomica. "Dalla centrale di Fukushima - sottolinea il comitato in una nota - ci arrivano immagini che sono la prova lampante di quanto sosteniamo da tempo: il governo non deve portare il Paese in un'avventura pericolosa, impopolare e antieconomica come quella dell'atomo".

Ecco le bugie da smascherare e altrettante ragioni per votare SI' contro l'energia atomica:

Il nucleare ha un ruolo fondamentale e viene rilanciato in tutto il mondo. NON E' VERO.

Non è così, né in termini relativi, né in termini assoluti. In termini relativi il peso del nucleare nella produzione globale di elettricità è sceso dal 17,2% del 1999 al 13,5% del 2008 (International Energy Agency, 2010).

L'energia nucleare è abbondante, serve all'Italia per la sua sicurezza energetica e dà lavoro. NON E' VERO.

La propaganda filonucleare continua a ripetere che tra 50 anni le fonti fossili potrebbero non bastare. Che le fonti fossili avranno un declino è certo, ma anche l'uranio è un elemento che si estrae da risorse limitate e dunque anche l'Uranio tra 50 anni sarà in declino. L'impatto occupazionale del nucleare in Italia è valutato in 10 mila posti di lavoro, per la maggior parte nella fase di costruzione (8-10 anni). Per centrare gli obiettivi europei obbligatori al 2020 per le fonti rinnovabili secondo uno studio della Bocconi, l'impatto occupazionale può generare in Italia fino a 250 mila posti di lavoro.

L'energia nucleare costa meno. E' FALSO.

Con i nuovi impianti i costi aumenteranno. Le stime più recenti fatte negli Stati Uniti dimostrano che al 2020 il costo del kilowattora nucleare da nuovi impianti sarà maggiore del 75% rispetto a quello del gas e del 27% rispetto all'eolico. E a pagare saranno i cittadini.

L'energia elettrica è in Italia più cara perché non abbiamo fatto il nucleare? BALLE!

Se in Italia l'energia elettrica per le utenze domestiche costa più che negli altri paesi non è certo per l'assenza d'impianti nucleari ma piuttosto per aspetti ed extracosti caratteristici del sistema elettrico italiano. Sulla tariffa che paghiamo in bolletta, il costo di produzione è circa un terzo, il resto è rappresentato da altre componenti legate al ricarico dei produttori, ai costi di distribuzione, alle tasse, allo smaltimento delle vecchie centrali.

Le centrali di ultima generazione sono totalmente sicure. ASSOLUTAMENTE NO!

Non ci sono certezze dal punto di vista della sicurezza: nemmeno i nuovi reattori sono stati progettati con criteri di sicurezza intrinseca e in caso d'incidente non sono in grado di autoregolarsi.

Tre agenzie europee per la sicurezza nucleare, la britannica HSE'sND, la finlandese STUK e la stessa agenzia francese ASN hanno clamorosamente bocciato con un comunicato congiunto (novembre 2009) l'EPR di Areva.

Il nucleare è una fonte pulita che di norma non produce impatti. DECISAMENTE FALSO.

Al di là del rischio di incidenti gravi, i reattori nucleari rilasciano radioattività nell'aria e nell'acqua, nel corso del loro normale funzionamento e a causa di incidenti piccoli che sono abbastanza frequenti. I lavoratori delle centrali e i cittadini che abitano nelle loro vicinanze sono sempre a contatto diretto con la radioattività. Un'indagine fatta in Germania su 17 centrali ha mostrato una dipendenza dell'insorgenza di patologie infantili (bambini da 0 a 5 anni) dalla vicinanza alla centrale. Nel raggio di 5 km dalla centrale è stato, addirittura, rilevato un incremento dei tumori embriogenetici (del feto nel ventre materno) di 1,6 volte rispetto alla media e di 2,2 volte delle leucemie infantili rispetto ai casi attesi.

Siamo già circondati da reattori, allora tanto vale farne anche da noi. TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO?

Il rischio in caso d'incidente nucleare è puntuale, cioè tanto maggiore quanto più vicini si è alla sorgente di radiazioni. Questa semplice osservazione è alla base di uno dei principi della radioprotezione.

La questione delle scorie nucleari è risolta. MAGARI!

La questione delle scorie radioattive più pericolose e del loro enorme tempo di dimezzamento (il tempo che occorre per dimezzare la radioattività di un elemento, che va dalle migliaia ai milioni di anni) costituisce ancora un problema di ricerca fondamentale. La "vetrificazione", spesso contrabbandata come soluzione del problema, è soltanto una fase di condizionamento di queste scorie e resta aperto il problema del loro confinamento in siti geologici adeguati.

Negli Stati Uniti è dal 1978 che si sta studiando un deposito definitivo per le scorie radioattive a più alta intensità nel sito di Yucca Mountain, nel deserto del Nevada. I suoi costi di costruzione supereranno i 54 miliardi di dollari (e dovranno essere pagati con le tasse dei contribuenti), ma non è affatto certo che entrerà mai in funzione.

Il nucleare è la strada per tagliare le emissioni di gas serra che provocano i cambiamenti climatici e non è in alternativa all'efficienza energetica e alle energie rinnovabili. NON E' VERO.

Si stima che anche raddoppiando l'attuale potenza nucleare installata, le emissioni di CO2 si ridurrebbero solo del 5%. E in Italia il nucleare arriverebbe, comunque, dopo il 2026.


Comitato 'Vota sì per fermare il nucleare'

segreteria@fermiamoilnucleare.it

martedì 8 marzo 2011

Le lezioni apprese a Chernobyl, 25 anni dopo


Le lezioni apprese a Chernobyl, 25 anni dopo

Mikhail Gorbaciov


Mikhail Gorbaciov, l'ultimo presidente dell'Unione Sovietica e premio Nobel per la pace nel 1990, oggi presidente di Green Cross International e a capo dell'International climate change task force, ha compiuto ieri 80 anni che sono stati anche l'occasione di un bilancio della sua esperienza, compreso questo articolo apparso sul Bulletin of Atomic Scientists con il titolo "Chernobyl 25 years later: Many lessons learned".

greenreport.it 3 marzo 2011


MOSCA. Il catastrofico incidente nel 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, è stato uno dei peggiori disastri del XX secolo causati dall'uomo. Due decenni e mezzo più tardi, l'incidente nucleare offre molte lezioni per la prevenzione, la gestione e il recupero da un evento così orribile, così come lezioni specifiche per l'ulteriore sviluppo dell'energia nucleare.
La prima volta che ho sentito parlare del break down del reattore nucleare di Chernobyl, era la mattina del 26 aprile, quando il ministero sovietico del medium machine building, responsabile dei reattori nucleari, lo ha segnalato al Cremlino. Nonostante la gravità dell'incidente fosse ancora poco chiara durante la nostra riunione di emergenza del Politburo, una commissione governativa presieduta da Boris Yevdokimovich Shcherbina, vice presidente del Consiglio dei ministri dell'Urss, è stato istituita e immediatamente spedita a Chernobyl. Questa Commissione includeva scienziati dell'Accademia sovietica delle scienze, specialisti di reattori nucleari, medici e radiologi. La sera si sono incontrati con i loro omologhi presso l'Accademia delle scienze ucraina.

I rapporti iniziali sono stati cauti nei toni e solo il giorno successivo, il 27 aprile, abbiamo saputo che un'esplosione aveva avuto luogo presso la centrale nucleare, che almeno due persone erano tate uccise e che del materiale radioattivo era stato rilasciato sottovento. I media internazionali, però, avevano già cominciato a parlare di una nube radioattiva. Abbiamo ricevuto informazioni più concrete il 28 aprile e abbiamo iniziato a informare l'opinione pubblica sovietica della gravità del disastro, con particolare attenzione agli sforzi per gestire una situazione molto pericolosa e in peggioramento.

Per quanto continuassero gli sforzi per contenere il fuoco e i rilasci radioattivi, le autorità sovietiche hanno iniziato l'evacuazione della popolazione locale. «Il cuore del reattore, il nucleo caldo radioattivo- è per così dire in sospensione» annunciò in quel momento l'accademico sovietico Yevgeni Velikhov «E' stato ricoperto da uno strato di sabbia, piombo, boro, e argilla, e questo pone un ulteriore carico sulla struttura. Riuscirà a contenerlo e rimanere in piedi o lo sprofonderà sotto terra?».

Entro circa 10 giorni l'incendio del reattore e i principali rilasci radioattivi sono stati contenuti, ma già allora il fallout nucleare si era esteso su tre regioni dell'Unione Sovietica: Ucraina, Bielorussia e Russia, sulla maggior parte dell'Europa, e non solo. Grazie al coraggio di migliaia di lavoratori dell'emergenza, il numero delle vittime e la proliferazione di gravi conseguenze sono state limitati. Molto danni a lungo termine, tuttavia, era stati fatti. Circa 50 lavoratori sono morti combattendo il fuoco e la fusione del nucleo del reattore, per altre 4.000 morti, o più, si può dimostrare che sono il risultato dei rilasci radioattivi. Il dosaggio delle radiazioni presso la centrale durante l'incidente è stato stimato in oltre 20.000 roentgen per ora, circa 40 volte la dose letale stimata, e l'Organizzazione mondiale della sanità ha identificato 237 lavoratori con malattie acute da radiazioni.

Più di 135.000 persone sono state evacuate dall'area, inclusa la più vicina città di Pripyat, subito dopo l'incidente, e altre 200.000 nei mesi successivi. L'estensione del fallout nucleare è stata evidenziata dal fatto che, entro poche ore dopo l'incidente iniziato il 26 aprile, l'allarme radiazioni risuonava nella Forsmark Nuclear Power Plant in Svezia, a più di 700 chilometri da Chernobyl. Oggi sappiamo che circa 77.000 miglia quadrate di territorio in Europa e nell'ex Unione Sovietica sono state contaminate dal fallout radioattivo, lasciando sfide a lungo termine per la flora, la fauna, l'acqua, l'ambiente e la salute umana. Decine di miliardi di dollari sono già stati spesi nel tentativo di contenere e rimediare il disastro, con un guscio di contenimento in corso di nuova costruzione sopra il sarcofago del 1986 e su quel che resta del reattore.

Dobbiamo continuare a esaminare seriamente la salute pubblica a lungo termine pubblico e le conseguenze ambientali dell'incidente per comprendere meglio il rapporto tra le radiazioni, sia a basso che ad alto livello, e la vita umana. Il venticinquesimo anniversario dell'incidente di Chernobyl è una pietra miliare storica per ricordare a noi stessi questo dovere solenne. Inoltre, è anche il momento ideale per affrontare le quattro principali e connesse problematiche:

Prevenzione

Prima di tutto, è di vitale importanza per prevenire ogni possibilità che si ripeta un incidente come Chernobyl. Questo è stato un disastro orrendo a causa del costo umano diretto, dei grandi appezzamenti di terra avvelenata, del livello degli spostamenti della popolazione, della grande perdita di mezzi di sussistenza e del trauma sofferto a lungo termine da parte di individui strappati dalla loro patria e dai loro averi. Le vittime della tragedia si sono confrontati con una crisi difficile da comprendere e contro la quale non avevano difesa. I danni materiali inflitti da Chernobyl, anche se enormi, impallidiscono di significato rispetto agli attuali costi umani. La reale portata della tragedia resta ancora al di là della comprensione ed è un ricordo sconvolgente della realtà della minaccia nucleare. E' anche un simbolo evidente della moderno rischio tecnologico.

L'energia rinnovabile

Mentre il vecchio modello di reattore nucleare sovietico, che era senza un guscio di contenimento di sicurezza e che ha contribuito a causare il disastro di Chernobyl, non è più in produzione, oggi dobbiamo ancora fare molta attenzione quando si costruisce e si gestiscono delle centrali nucleari in tutto il mondo. Chernobyl è un segnale di avvertimento. Nel peggiore dei casi, un incidente ad un reattore nucleare può devastare territori enormi dove poca o nessuna vita umana può esistere.

L'accesso ad un'energia economica e sicura è di vitale importanza per lo sviluppo economico e l'eradicazione della povertà. Oggi, non possiamo quindi semplicemente rifiutare l'energia nucleare, con molti Paesi estremamente dipendenti da questa risorsa energetica. Ma è necessario rendersi conto che il nucleare non è una panacea, come sostengono alcuni osservatori, per l'autosufficienza energetica o il cambiamento climatico.

Anche Il suo costo-efficacia è esagerato, così come il suo costo reale non tiene conto di molte spese nascoste. Negli Stati Uniti, per esempio, le sovvenzioni dirette per l'energia nucleare sono state pari a 115 miliardi dollari tra il 1947 e il 1999, con altri 145 miliardi $ in sussidi indiretti. Al contrario, le sovvenzioni per l'energia eolica e solare combinate per questo stesso periodo ammontano a soli 5,5 miliardi $.

Per porre fine al ciclo vizioso di "povertà contro ambiente sicuro," il mondo deve rapidamente avviare la transizione verso l'energia efficiente, sicura e rinnovabile, che porterà enormi benefici economici, sociali e ambientali. Dato che la popolazione mondiale continua ad espandersi, e la domanda di produzione di energia cresce, dobbiamo investire di più nelle fonti alternative sostenibili dell'energia eolica, solare, geotermica, idroelettrica e nel risparmio diffuso e in iniziative di efficienza energetica, che sono più sicure, più efficienti e anche più convenienti per soddisfare sia la domanda di energia e che per salvaguardare il nostro fragile pianeta.

Trasparenza

Il carattere chiuso e segreto dell'industria nucleare, che aveva già sperimentato circa 150 rilasci radioattivi significativi dalle centrali nucleari in tutto il mondo prima che del fuoco di Chernobyl, ha notevolmente contribuito alle difficoltà degli incidenti ed alle difficoltà di risposta. Oggi abbiamo bisogno di trasparenza e controllo pubblico e di regolamentazione del settore nucleare, insieme a misure di emergenza complete e a meccanismi di risposta.

Vulnerabilità al terrorismo e alla violenza

Restano anche le preoccupazioni per i pericoli di attacchi terroristici ai reattori nucleari e per l'acquisizione da parte di gruppi terroristici di materiale fissile. Dopo i gravi danni fatti da gruppi terroristici a New York, Mosca, Madrid, Tokyo, Bali, e altrove negli ultimi 15 anni, dobbiamo considerare attentamente la vulnerabilità al sabotaggio, all'attacco e al furto del combustibile dei reattori, del combustibile esaurito nelle vasche, delle dry storage casks e dei relativi materiali fissili e facilities. Mentre il disastro di Chernobyl è stato accidentale, causato da tecnologia difettosa e dall'errore umano, il disastro di oggi potrebbe benissimo essere intenzionale. Si deve prestare particolare attenzione al mantenimento di armi e materiali di distruzione di massa, e nel caso togliere i nuclear weapons-grade materials, così come l'uranio arricchito e il plutonio, dalle mani dei terroristi e delle nazioni canaglia. La storica iniziativa del presidente degli Stati Uniti Barack Obama di mettere in sicurezza ed eliminare tutto il bomb-grade nuclear material in quattro anni è un importante passo avanti nel miglioramento della sicurezza globale, ma non dobbiamo dimenticare che questi materiali fissili sono spesso utilizzati nelle centrali nucleari e nei reattori di ricerca.

Dobbiamo tutti ricordare Chernobyl, non solo per il suo impatto negativo sull'Ucraina, la Bielorussia, la Russia e l'Europa, ma anche come un faro di speranza per un futuro più sicuro e più sostenibile


sabato 5 marzo 2011


Il referendum si avvicina. Il Ministro Maroni se non cambierà idea ci farà spendere un sacco di soldi (sembra 400 milioni di euro, quante scuole si metterebbero in sicurezza) perchè non ritiene di accorpare i referendum alle elezioni. Nonostante la crisi economica non sia affatto superata, ma sempre che esista solo quando serve a qualcuno e non per risolvere i problemi degli italiani. Come il nucleare che non servirà proprio a niente, nè a risolvere il problema dell'indipendenza energetica, nè a ridurre i costi delle bollette agli italiani.

Guardate questo bellissimo video di Greenpeace e meditate!


domenica 20 febbraio 2011

Acqua nemica del nucleare

Bastano due giorni di pioggia per dichiarare nel nostro Paese lo stato di calamità naturale in cinque regioni, causare sei vittime e danni di oltre 1 miliardo di euro nel solo Veneto. Dopo anni e anni di incuria questo è lo stato del territorio italiano. Eppure un paio di anni fa il ministro alle Infrastrutture dichiarò: "Mettere in sicurezza il territorio italiano? Costa troppo. Dove li troviamo 40 miliardi di euro?" Eppure quella cifra è analoga alla spesa per arrivare al 25% di nucleare che vorrebbe il governo. Utilizzarli per fermare il dissesto idrogeologico, produrrebbe occupazione, farebbe da volano alle imprese e garantirebbe un livello di sicurezza maggiore per cittadini e imprese. Ma l'insicurezza ovviamente non giova neppure al nucleare. Trovarsi sott'acqua o senz'acqua per il raffreddamento delle centrali vicine ai fiumi (a Caorso accadde negli anni ottanta e dovette funzionare a potenza ridotta) potrebbe essere pericoloso o comunque antieconomico. Fermare le centrali nucleari per settimane per problemi meteorologici smentisce chi dice che l'atomo consente di avere energia sempre e comunque e non in base all'intermittenza di sole e vento.
Purtroppo la stessa regione Veneto che ha appena patito i danni dovuti al dissesto idrogeologico ha appena votato una moratoria valida fino a fine anno sul fotovoltaico sopra i 200 kW su terreni agricoli e bloccato anche gli impianti a biomasse sopra i 500 kW e a biogas sopra il MW. Ma perchè?
(Tratto dall'articolo "Atomo sott'acqua" di Sergio Ferraris dalla rivista QualEnergia nov/dic 2010).

venerdì 17 dicembre 2010

DIFENDIAMO IL PIEMONTE!!!!

Che materia curiosa è la storia soprattutto quando ci ripropone fatti ed avvenimenti simili dopo tanti anni. Pensate che 161 anni fa nella battaglia di Novara i Piemontesi sconfiggevano gli Austriaci che arrivando dalla Lombardia, tentavano di invadere il nostro territorio.
Bene oggi, sotto altra forma si ripropone un analogo confronto. Nell'immagine, nei riquadri neri, si vedono i campi di battaglia in cui avvengono gli scontri più cruenti tra Piemontesi e Lombardi (Ghemme, Oleggio, Romentino, Trecate). Beh non sono proprio i Lombardi che ci vogliono invadere, ma i loro rifiuti. In tutte queste città infatti ci sono proposte per smaltire in qualche modo rifiuti più o meno tossici provenienti dalla regione vicina. E' l'effetto benefico dell'Expo 2015 che prevede la costruzione di moltissimi edifici su terreni contaminati o da bonificare da rifiuti spesso molto pericolosi. Cosa c'è quindi di meglio che portarli da un'altra parte?
Ma perchè invece non tenerseli e smaltirli come si deve?