domenica 10 marzo 2013

Radioattività, quando c'è non va più via.

La Stampa del 08/03/13, pagine della Valle d'AOsta.

AMBIENTE. DOPO L’ALLARME SCATTATO IN VALSESIA PER IL CESIO 137

Cinghiali radioattivi, via ai controlli

Arpa e Istituto zooprofilattico eseguiranno test sui capi abbattuti in Valle

CRISTIAN PELLISSIER AOSTA

In Piemonte è scattato l'allarme dopo la scoperta di un'altissima concentrazione di cesio 137, un isotopo radioattivo, in 27 cinghiali abbattuti dai cacciatori tra il 2012 e l’inizio del 2013. I cinghiali radioattivi sono stati cacciati in provincia di Vercelli, in Valsesia, vicino al Monte Rosa. Quindi poco lontano dalla Valle d'Aosta.
A questo proposito ieri l'assessore all'Ambiente, Manuela Zublena, ha spiegato che «subito l'Arpa in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico ha avviato un percorso per estendere il controllo sugli animali selvatici». Gli studiosi stanno cercando in queste ore di spiegare la presenza così massiccia di questo isotopo nei cinghiali piemontesi. In molti pensano che la causa più probabile sia un’eredità dell'esplosione della centrale nucleare di Cernobil avvenuta nel 1986.
Misurazioni sulla sua presenza dell'isotopo non sono una novità, lo ricorda la stessa Zublena: «In Valle già da anni viene condotto un monitoraggio attento su matrici sia ambientali sia alimentari, come il fieno, l'erba o il muschio, ma anche sul latte e sul miele». Sul sito dell'Arpa vengono poi pubblicati i risultati. «Finora non abbiamo mai trovato concentrazioni rilevanti» ha aggiunto l'assessore.
L'unità di misura, nel caso del cesio 137 è il Becquerel: nei cinghiali della Valsesia la concentrazione ha toccato quota 5.671 Becquerel per chilo, quando il livello di guardia è a 600 Bq/Kg. Sul sito dell'Arpa della Valle d'Aosta sono pubblicate le misurazioni fatte nel latte, la massima concentrazione di cesio 137 nel latte vaccino si è registrata nel 2001, con 0,40 Bq/Kg, che nel 2011 erano scesi a 0,20. Ma anche gli altri dati raccolti in questi anni in Valle sono nella norma, lo dimostrano le rilevazioni fatte sul muschio, in continua diminuzione dal 1992. A Pontboset 6 anni dopo Cernobil la concentrazione di Cesio 137 sui muschi era di 2.707 Becquerel al metro quadro, nel 2011 scesi a 426. L'Arpa ha poi fatto misurazioni anche sulle castagne, analizzando campioni raccolti ad Avise, Fénis, Lilianes e Pontboset. La concentrazione più alta (ma sempre in livelli non allarmanti) è stata riscontrata in Bassa Valle: nel 2011 nella polpa di castagne di Pontboset il livello di Cesio 137 era di 11,9 Bq/Kg (nel 2001 erano 33,4), ad Avise 0,3 (nel 2001 1,6). «È comunque importante tenere sotto controllo l'evoluzione della situazione» ha aggiunto Zublena. Per questo l'Istituto zooprofilattico, con l'Arpa, procederà a misurazioni sugli animali abbattuti in Valle d'Aosta.

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Legambiente del Vercellese: I cinghiali radioattivi della Valsesia ci ricordano che gli effetti degli incidenti nucleari durano purtroppo molto a lungo
 
Secondo Legambiente:
  • va fatta una mappatura della contaminazione radioattiva dei suoli in tutto l'arco alpino,
  • va vietata la caccia al cinghiale e alle altre specie a rischio,
  • la raccolta di funghi va limitata alle zone non contaminate.
Gli effetti dell'incidente nucleare di Chernobyl (1986) non si possono cancellare semplicemente dimenticandosi di quanto avvenuto.
La contaminazione radioattiva di Chernobyl è ricaduta anche in Italia con le piogge, a macchie di leopardo, e in particolare sull'arco alpino.
E' ricaduto anche il Cesio 137, che si è distribuito a zone, e che permane tutt'oggi, avendo un tempo di dimezzamento radioattivo di 30 anni.
I cinghiali, i cervi, ecc, che si nutrono dei vegetali delle zone con maggiore presenza di Cesio137, sono abitualmente più contaminati di altri, ed è un fatto noto da anni, con valori abituali di centinaia di Becquerel di radioattività per ogni chilogrammo.
Ora hanno trovato la contaminazione nei cinghiali abbattuti in Valsesia perchè hanno analizzato questi:   a nostro parere ne troverebbero altrettanta anche se analizzassero quelli di altre zone dell'arco alpino.
Come misura preventiva, siccome questi animali possono spostarsi anche a notevoli distanze, non resta che proibirne la caccia in tutto l'arco alpino.
Per i funghi (che invece non si spostano!) sarebbe sufficiente fare una mappatura completa del territorio, ed escludere la raccolta nelle zone più contaminate.
Riflessione finale: possiamo ritenerci molto fortunati che i "nostri" impianti nucleari (Trino, Saluggia, ecc) che si trovano nel bel mezzo delle zone agricole più importanti, non abbiano mai avuto incidenti seri, altrimenti saremmo noi tutti ad avere in corpo la radioattività che oggi hanno i poveri cinghiali abbattuti in Valsesia e che avevano in corpo i "Bambini di Chernobyl" che Legambiente ospitava in Italia negli anni '90 !

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